Definizione di derivata di una funzione reale di variabile reale.
Consideriamo una funzione y = f (x) reale di variabile reale definita in un insieme E e sia x0 un punto non isolato di E (cioè interno ad E e di accumulazione per E ). (per fissare le idee si supponga che E sia un intervallo e x0 un punto di questo).
Il rapporto
1)
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rappresenta evidentemente una funzione di x definita nell’insieme E-{x0}. Se su E esiste finito o infinito il
2)
![]()
questo si chiama derivata della funzione y = f (x) rispetto alla x nel punto x0 e si indica con uno dei seguenti simboli
,
(notazioni di
Lagrange)
,
(notazioni
di Cauchy)
,
(notazioni
di Newton)
,
(notazioni
di Leibniz)
In particolare, per indicare che la f (x) è dotata di derivata finita in x0 si dice che y = f (x) è derivabile nel punto x0.
La differenza x - x0 (positiva o negativa che sia ) si chiama incremento della variabile indipendente x relativo al punto x0 e si indica di solito con Dx o con h;
si pone cioè
oppure
![]()
da cui si ricava
oppure
.
La differenza f (x) - f (x0)che, in base alle posizioni precedenti può scriversi
![]()
oppure
![]()
si chiama incremento della funzione y = f (x) relativo al punto x0 e all’incremento Dx (o h) e si indica con Df o con Dy . Il rapporto 1) si chiama anche rapporto incrementale della funzione y = f (x) relativo al punto x0 e all’incremento Dx (o h) e si indica con
o
o
o
.
Poiché riesce evidentemente
o ![]()
e inversamente
o
![]()
la 2) potrà scriversi
oppure
.
Si noti che se y = f (x) è derivabile in tutti i punti di un insieme E privo di punti isolati ( per esempio un intervallo) la derivata è una funzione della x0 definita in E e si indica con una delle notazioni introdotte dove al posto di x0 si pone x.
Il problema della tangente ad una curva.
È da esso che è scaturito il concetto di derivata. Il problema può essere così enunciato: data una curva qualsiasi, tracciare ad essa la tangente in un suo punto ( cioè scoprire un metodo generale per lo studio della tangente ad una curva). Il problema è stato risolto definitivamente e in modo rigoroso da Leibniz.
L’idea di Leibniz. Egli dice: consideriamo un arco di
curva continua e sia y = f (x) la sua equazione cartesiana.
Consideriamo inoltre un punto P0(x0,y0)
della curva. Il problema è quello di tracciare la retta tangente t
in P0 . Se io riesco a trovare il coefficiente angolare
della retta t, e quindi l’inclinazione
(cioè l’angolo che la retta forma con la direzione positiva dell’asse x)
avrò risolto il problema. La mia idea è questa: se considero un generico punto
P(x,y) della curva, distinto da P0
e ad
esso prossimo, questo, insieme a P0, individua una retta
s che chiamo secante. Adesso osservo che se mi muovo da P
verso P0 lungo la curva, la retta s ruota attorno al punto
P0 e, più mi avvicino a P0,
più la s tende ad avvicinarsi alla t.
Ora qual è lo strumento che mi permette di avvicinarmi a P0
quanto voglio : Il concetto di limite. Dico perciò la tangente t è la posizione limite che assume la secante
s quando
movendosi lungo la curva.
A questo punto si tratta solo di rendere possibile operativamente il passaggio al limite. Dalla figura si osserva che il coefficiente angolare della secante s è
.
Ora se
allora
e quindi
. Da ciò segue che
1)
![]()
Per completare distinguiamo 2 casi
I)
,cioè il limite esiste finito e
allora
![]()
per cui l’equazione della retta tangente sarà ![]()
II)
, cioè il limite 1) è infinito e
allora l’equazione della tangente sarà x = x0
.
Riassumendo, dal punto di vista geometrico, la derivata di una funzione in un punto è quel numero che esprime il valore della tangente trigonometrica dell’angolo che la tangente geometrica alla curva in quel punto forma con la direzione positiva dell’asse x.
L’idea di Torricelli
.(il suo metodo è basato su considerazioni meccaniche)Supponiamo di avere un punto che, soggetto ad una forza, descriva una traiettoria la cui equazione sia y = f (x) e che derivi dalla composizione di due moti: uno uniforme lungo l’asse x e uno vario lungo l’asse y. Per fissare le idee supponiamo che le equazioni del moto siano
.
Eliminando il parametro t si ottiene l’equazione cartesiana della curva
.

Quando ad un certo istante t = t0
( che
corrisponde al punto P0 sulla curva) viene a mancare la
causa che obbliga il punto a percorrere la traiettoria, esso continua il suo
moto in modo che la sua direzione sia quello della tangente alla curva. Tale
tangente risulterà dalla composizione di due moti uniformi, uno secondo l’asse
x e uno secondo l’asse y. Quindi
se io conosco le due velocità al tempo t0
e precisamente vox
(quella lungo l’asse x) e voy (quella lungo l’asse
y ), da esse posso risalire alla
misura dei due segmenti
e
e
quindi al loro rapporto
.
Il rapporto
non
è altro che la tangente trigonometrica dell’angolo che la tangente geometrica
forma con la direzione positiva dell’asse x. Vediamo
che il risultato a cui giunse Torricelli si avvicina molto a quello ottenuto da
Leibniz (ed anche Newton) con l’operazione di passaggio al limite. Cioè il
rapporto
ottenuto da Torricelli per variazioni molto
piccole si può identificare, in un certo senso, con il limite del rapporto
per
.
L’idea di Descartes(Cartesio)
.(il suo metodo è puramente analitico)Se data una curva y = f (x)
ed un suo punto P0(x0,y0)
, io riesco a trovare la normale alla curva nel punto P0
,
avrò contemporaneamente risolto il problema della tangente alla curva nel
punto. Cartesio imposta il suo procedimento di calcolo nel seguente modo.
Considerata una curva y = f (x) e su di essa il punto
P0(x0,y0),
egli si propone di trovare sull’asse delle x un punto C
tale che la retta
sia normale
alla curva data. Questo si verifica quando la circonferenza di centro C
e raggio
è tangente alla curva
in P0 cioè presenta due intersezioni con la curva riunite
in P0. Da queste considerazioni egli poi risolve il
problema geometricamente. L’equazione della circonferenza di centro C(a,0)
e raggio R è
che intersecato con la curva y = f (x) fornisce
a ed R che permettono di ricavare l’equazione
della normale e quindi della tangente. Il metodo comunque funziona solo per
funzioni razionali semplici e quindi è solo di puro interesse storico .
In pratica, se per esempio, la funzione è
e P(1,1) un suo punto, intersecando la
curva con la circonferenza generica di centro C(a,0)
e raggio
R cioè
avremo

Dovendo avere la circonferenza due intersezioni coincidenti
con la curva nel punto P(1,1) di
ascissa 1, il polinomio di 4° grado dovrà essere divisibile per
ossia:
e quindi il resto della divisione deve essere nullo. Perciò
.
Questo comporta risolvere il sistema
dalla prima delle quali si ricava il valore di a ,
ossia -2a+6 = 0
da cui a = 3. Dalla seconda si ricava il valore di
dipendente dal valore di a appena trovato. Quindi il
coefficiente angolare della retta per i punti P(1,1) e C(3,0)
,ossia della normale è
,perciò il coefficiente angolare della tangente sarà
.
Allo stesso risultato si perviene calcolando la derivata nel punto P(1,1)
della f (x).

Base di conoscenza
Prof.Franco Pelini